Varese: perché il niqab non può essere oggetto di ordinanza sindacale

Share

comune-di-VareseLo scorso 26 novembre è stata pubblicata sull’albo pretorio del comune di Varese l’ordinanza sindacale “Divieto di utilizzo di mezzi atti a travisare o rendere irriconoscibile la persona anche mediante dissimulazione del volto”, e cioè la cosiddetta “ordinanza anti-burqa”.

La mozione, presentata dal forzista Piero Galparoli a gennaio, aveva ottenuto il via libera della giunta comunale con venti voti favorevoli, sette astensioni (quelle dei consiglieri del Pd) e uno solo contrario.

il sindaco Attilio Fontana, ha sottoposto ora l’ordinanza al vaglio del prefetto Giorgio Zanzi in quanto l’esecutività è legata all’esame e all’assenso del rappresentante dello Stato ai sensi dell’articolo 54, comma 4, del Tuel, Testo unico enti locali, che recita:

Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. I provvedimenti di cui al presente comma sono tempestivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione. Fonte

Attraverso il comma 4 dell’articolo 5 del TUEL scopriamo quindi che un’ordinanza sindacale si deve limitare a legiferare su provvedimenti prima di tutto “contingibili”, quindi relativi a situazioni limitate nel tempo, e seconda cosa “urgenti”, sui quali cioè non si possa attendere che sia un organo superiore a legiferare.

Perché il niqab non può essere oggetto di ordinanza sindacale

Se nel territorio di competenza del sindaco Fontana risiedono donne musulmane che hanno scelto di indossare il niqab, queste donne non hanno deciso ieri di indossare il niqab e non se lo toglieranno domani, quindi il primo motivo per il quale un’ordinanza sindacale non è applicabile nel caso del niqab è che non si tratta di un problema “contingente”.

Inoltre strappare il niqab dalla faccia di queste signore non ha un carattere di “urgenza”: una donna che indossa il niqab normalmente conduce una vita piuttosto ritirata, se esce di casa lo fa per andare a fare la spesa o accompagnare i figli a scuola o fare una passeggiata in un parco vicino casa. Nelle zone che frequenta di solito tutti la conoscono (e come potrebbe essere altrimenti!), tutti sanno esattamente di chi si tratta. La riconoscono da come cammina, dal fatto che spesso è accompagnata dai propri figli o dal proprio marito oppure, se ci parlano, la possono riconoscere moto più semplicemente dalla voce e dall’accento. Queste persone infatti non sono fantasmi, come si vorrebbe far credere, ombre senza identità e senza storia, ma donne in carne ed ossa, che abitano in una casa, hanno dei vicini e frequentano dei posti. Non c’è nessuna urgenza nel fare violenza su di loro, imponendo il volto scoperto a chi per motivi religiosi vuole tenerselo coperto. Ed ecco quindi cadere anche il secondo motivo dell’ordinanza.

Queste donne, tra l’altro, hanno carte d’identità a portata di mano e non si oppongono al riconoscimento da parte delle autorità, quindi va da sé che non hanno alcuna intenzione di minacciare in qualche modo la sicurezza, ma figuriamoci! Nella maggior parte dei casi risiedono in zona da anni, se non dalla nascita, e non hanno mai fatto del male a nessuno, piuttosto forse lo hanno subito.

E’ assurdo pensare di garantire la sicurezza urbana facendo togliere il niqab a chi lo porta.

Il niqab fa parte della nostra identità, se domani decidessi di uscire di casa senza è possibile che non mi riconoscerebbero: per la gente, per i miei vicini, per l’impiegata delle poste e per la farmacista sarei un’altra.

Loro sanno chi sono, sono quella col niqab.

Loro sanno chi sono, sono quella col niqab. E proprio come me, tutte le donne con il niqab sono conosciute e riconosciute nel loro quartiere così come sono, nessuno ha paura di loro: le conoscono da anni, le hanno viste incinte e poi con i passeggini ed hanno visto i loro figli crescere…  Forse a qualcuno danno fastidio, solo perché per alcuni le donne niqabate sono il “simbolo” di qualcosa che spaventa, ma tutti sappiamo che chi vuole fare dal male non indosserebbe mai un niqab di questi tempi se davvero ha un piano terroristico o criminale. Chi sarebbe così tanto stupido?

Il niqab e l’integrazione

E se è di integrazione che vogliamo parlare, allora parliamone. Queste donne sono perfettamente integrate nel tessuto sociale così come sono: escono di casa per andare alle poste, comprare una cosa, portare i bimbi al parco. Se davvero l’Italia decidesse di vietare loro il niqab non uscirebbero più, tutto qui.

Come faccio a saperlo?
Indosso il niqab e personalmente farei così.

Conosco tante altre donne che indossano il niqab in Francia e fanno così: da quando è stata emanata la legge (quattro anni e mezzo fa) non escono più tranne che per necessità davvero serie e, se escono, continuano comunque ad uscire con il niqab, anche se la legge lo vieta. Perché?

Perché preferiscono pagare la multa, piuttosto che toglierselo.

Quattro anni e mezzo chiuse in casa! E magari sono francesi.. Francesi che il loro proprio stato ha condannato al carcere domiciliare solo perché sono musulmane col niqab. Non è un po’ troppo?

Lo stesso vale per l’Italia. La maggior parte delle donne che conosco non hanno nessuna intenzione di toglierlo, tanto più che essendo in gran parte italiane da generazioni rivendicano (anzi rivendichiamo) una parte di quella libertà che, in base a quello che ci hanno insegnato a scuola, pare spetti anche a noi. O no?

Il parere delle donne musulmane

Quindi per tutti questi motivi e per altri che spiegheremo in seguito, noi donne musulmane italiane e non, col niqab e senza, riteniamo che lo strumento normativo dell’ordinanza sindacale non sia appropriato per una qualsivoglia legiferazione sul niqab e che un tema di così vasta portata non sia di competenza dei sindaci.

Qualsiasi normativa inerente il divieto di un atto di culto, dovrà passare per il vaglio della Corte Costituzionale, specie laddove si tratti del divieto dell’atto di culto di uno specifico gruppo religioso.

Redazione
www.niqab.it

Leggi anche:
Niqab in Italia: cosa dice la legge
Come gestire le multe

Parigi, per capire

Potrebbe interessarti inoltre Al Ghurabaa Magazine, la prima rivista online femminile islamica

Per saperne di più e sostenerci iscriviti alla mailing list