Regione Lombardia: la legge anti-niqab è impugnabile

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VLUU L110, M110  / Samsung L110, M110Secondo una delibera approvata stamattina dalla giunta regionale, dal 1 gennaio gli ospedali e tutte le altre strutture che dipendono dalla Regione Lombardia diventeranno off limits per le donne che indossano il burqa o il niqab e per chiunque si copre il volto rendendosi irriconoscibile.

Maroni ha dichiarato in proposito: “Esiste una legge nazionale in tal senso e noi abbiamo adeguato il nostro regolamento. Ora chi controlla gli ingressi degli ospedali e di tutti gli uffici della Regione, potrà bloccare l’accesso a chi si presenta con il volto coperto”.
Tradotto significa che è possibile che alle donne che indossano il niqab sia chiesto di fare il riconoscimento prima di entrare in una struttura pubblica. Dopo aver fatto il riconoscimento entreranno comunque e anche legalmente, senza grossi problemi. Nel caso in cui venga loro impedito l’accesso potranno non solo fare ricorso, ma anche citare per danni non solo chi le blocca alla porta, ma tutti i dirigenti della struttura e i politici autori della delibera.

Immagino, per esempio, una donna in niqab partoriente a cui venga impedito l’accesso in ospedale e sia costretta a partorire nella hall. Questa donna potrebbe decidere di fare ricorso, avvalendosi di un bravo avvocato – il migliore – e denunciare Maroni per danni con l’aggravante di razzismo palese, antisemitismo ed «eccesso di potere e duplicazione di norme esistenti».

Come si dice: “Darsi la zappata sui piedi!”.

Qualsiasi legge anti-niqab in Italia è comunque impugnabile, certo i politici lo sanno ma ci giocano su solo perché si tratta del solito modo veloce e apparentemente indolore per ottenere visibilità e voti. Ma davvero pensano che le donne niqabate oltre alla faccia abbiano coperto anche il cervello?

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