La legge anti-niqab viola la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo?

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niqab cedhQualche giorno fa, il 27 novembre, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (CEDH)  ha iniziato finalmente l’esame del ricorso contro il divieto del velo integrale nei luoghi pubblici in Francia.

A presentare ricorso, in concomitanza con l’entrata in vigore della legge anti-niqab l’11 aprile 2011, è stata una una giovane musulmana che denuncia la non conformità del divieto di coprire il viso con gli articoli 3, 8, 9, 10, 11 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La sorella, manifestando la propria necessità di essere in sintonia con il proprio credo e con le proprie convinzioni personali, sottolinea di non subire nessuna pressione da parte di terzi nelle sue scelte personali e rivendica il niqab come un diritto attraverso il quale non intende arrecare nessun disturbo alla popolazione, nè tantomeno fomentare disordini sociali.

Invocando l’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti), la richiedente denuncia il fatto che essendo il velo integrale vietato con sanzioni penali, indossare il burqa in pubblico la esporrebbe appunto al rischio di sanzione, di molestie e discriminazione.

Invocando l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), denuncia il fatto che il divieto della copertura del volto nello spazio pubblico le impedisce di vestirsi in pubblico come ritiene opportuno.

Invocando l’articolo 9, denuncia una violazione del proprio diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, come risultato delle circostanze stesse. L’impossibilità di indossare il velo integrale nello spazio pubblico è quindi incompatibile con la libertà di manifestare la propria religione o la propra convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, attraverso il culto, l’insegnamento e la pratica.

Invocando l’articolo 10, denuncia una violazione del proprio diritto alla libertà di espressione, dal momento in cui viene privata della possibilità di indossare in pubblico un abito che esprime la sua fede e la sua identità religiosa, culturale e personale.

Invocando l’articolo 11, denuncia la violazione del proprio diritto alla libertà di riunione e di associazione, venendo di fatto privata della possibilità di riunirsi con altre persone in pubblico, indossando il velo integrale.

Invocando l’articolo 14 (divieto di discriminazione) la sorella denuncia il fatto che il divieto di coprire il viso nello spazio pubblico genera una discriminazione fondata sul sesso, la religione e l’origine etnica, a discapito delle donne che, come lei, indossano il velo integrale.

La legge anti-niqab, quindi, costituirebbe una vera e propria violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Per il responso della Corte di Strasburgo bisognerà attendere diversi mesi, ma confidiamo in un esito consono alle nostre aspettative, in sha Allah, tenuto conto delle diverse violazioni perpetrate da questa legge.

 

Per maggiori informazioni il documento originale del ricorso è disponibile al seguente link:

http://www.islametinfo.fr/wp-content/uploads/2013/05/Dessaisissement-en-faveur-de-la-Grande-Chambre-S.A.S.-c.-France-1.pdf